Trading e investimenti nell’era Trump

Un ciclone che rischia di travolgere la politica mondiale, ma anche i mercati finanziari. Donald Trump, dopo l’elezione del novembre scorso, ha spinto i mercati azionari sempre più in alto superando i massimi storici. Come mai?

Trump si presenta con un programma molto agressivo per il rilancio dell’economia. La ricetta è semplice: più stimoli fiscali e difesa della produzione made in Usa.
Difficile dire se vi sarà un effetto boomerang sul protezionismo. Le barriere alle importazioni portano ricavi nel breve, ma il potere d’acquisto dei consumatori americani potrebbe alla lunga scendere, in quanto costretti ad acquistare prodotti e servizi più cari. Il ‘trumpismo’ potrebbe portare a una crisi del commercio globale.

Una de-globalizzazione per rispondere alla concorrenza impari su merci e lavoro dei paesi emergenti. Le azioni favorite dovrebbero essere allora quelle legate alle small cap, anche se più volatili (meno liquide) rispetto a quelle a larga capitalizzazione. In particolare, stare attenti alle azioni di aziende che producono energia verde e degli esportatori, danneggiati dalle promesse di nuove barriere al commercio.

Dall’8 novembre le società a minore capitalizzazione sono salite di più in percentuale, a Wall Street: l’indice Russell 2000 delle small cap fino alla settimana scorsa segnava un +14% contro il 7% dello S&P500, che indicizza invece le large cap. In Europa lo Stoxx Small Cap fa registrare un +10% contro l’8% dello Stoxx 600.

Nella scelta dei settori, occorrerà orientarsi su azioni di quei comparti su cui Trump ha annunciato di voler puntare: la difesa, le costruzioni e il farmaceutico, i petroliferi.

Il neo presidente americano ha promesso un 4% di Pil all’anno. Staremo a vedere.

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