Le maglie dei Club calcistici: che passione!

Ogni bel quadro vuole una sua degna cornice, d’accordo. Ma andatelo a dire ai tifosi della Juventus, unica squadra sempre vincente in campionato e Champion’s League. Ibrahimovic e compagni sono scesi in campo a Parma indossando una sfolgorante tenuta rosso-Ferrari. Una divisa che fa a pugni con la storia del club e i suoi colori sociali. Per riassumere brevemente: la prima tenuta della Juventus era rosa. Il club caro agli Agnelli adottò la casacca bianconera solo dai primi del ‘900, perché da Newcastle arrivò una nuova muta di maglie della squadra locale. La tenuta da trasferta tradizionalmente è color carta da zucchero. Con questa maglia, la Juve colse il primo successo internazionale, la Coppa UEFA 1977, a Bilbao, e conquistò l’ultima Champion’s League, nel 1996, battendo l’Ajax ai rigori nella finale di Roma. Innovazioni si sono avute nel 1984, quando la Juve di Platini e Boniek sfoderò una maglia gialla abbinata a pantaloncini blu (i colori della città di Torino: con questa divisa i bianconeri vinsero la Coppa delle Coppe 1983-84, superando in finale il Porto); nel 1990, una lugubre maglia nera, finita nel dimenticatoio anche a causa degli orrendi risultati sportivi di quella stagione (tanto per capirci, era quella con Maifredi in panchina); e nel 1999, con una maglia blu scura, neanche tanto schifosa, ma che comunque con la Juventus aveva poco in comune, e più che altro ricordava quella della nazionale scozzese. Questo vogliono i maghi del marketing e delle strategie aziendali, gli stilisti che disegnano le varie maglie: stupire, rinnovare i vetusti archetipi, andare oltre la paleontologia del calcio. E che i tifosi storcano pure la bocca. Tanto sono soltanto dei poveri incolti, che si sono sorbiti il massacro delle vecchie Coppe europee e i numeri “89” in campo, figurarsi se non metteranno mano al portafogli per comprare una di queste maglie, che costano pure meno rispetto alla prima divisa. E’ un po’ come quando i maghi della “nouvelle cuisine” cercano di convincerti che i loro intrugli raffinati sono più nutrienti del saporito pane e salame al quale tu sei abituato da sempre, e al quale non vuoi rinunciare. Per tornare alla Juventus, non è che la maglia di quest’anno passerà alla storia per la sua bellezza. Anzi, francamente non è affatto stuzzicante, e in fatto di scarso sex-appeal, è superata solo da quella stile-Viennetta (nel senso del famoso gelato) esibita nel 1998. Le strisce bianche e nere sono piuttosto grosse, e larghe. A prima vista, sembra più quella dell’Udinese che non quella della Vecchia Signora. Non parliamo poi dei numeri gialli, che fanno pensare agli anni ’60: illeggibili e poco televisivi. Fortunatamente si è tornati ai vecchi pantaloncini bianchi: quelli neri non stavano molto bene, e poi portavano una sfica incredibile. Ormai i confini si sono fatti più vicini, la globalizzazione del calcio tocca anche le divise di gioco. Discorso simile anche per la maglia dell’Inter. Non a caso, l’azienda produttrice è la medesima. Anche i nerazzurri ostentano strisce verticali molto corpose. Una differenza enorme rispetto alla tenuta dei primi anni ’80, quando erano sottili, quasi impercettibili. I pantaloncini e i calzettoni neri però sono un’accoppiata ineccepibile dal punto di vista dell’eleganza. Semmai c’è da eccepire sulla mise mostrata in Champion’s League. Le strisce orizzontali stile Celtic fanno rabbrividire. Tuttavia, siccome la superstizione nel calcio è buona consigliera, era anche la divisa dell’ultimo trionfo europeo, la Coppa UEFA 1998 ottenuta a Parigi contro la Lazio. Più in linea con la tradizione la maglia del Milan. Le strisce rossonere non sono così vistose, in modo da suscitare un insieme compatto e gradevole alla vista, oltre che fare pensare ai campioni che questa divisa l’hanno indossata in passato. Più complicata la scelta dei pantaloncini e dei calzettoni. Gli “short” bianchi abbinati ai calzettoni bianchi non sono malvagi, soprattutto se paragonati all’effetto di analoghe combinazioni all’Inter; ma il nero totale è sempre chic. Come seconda maglia, si va sul sicuro con il completo bianco. Una volta era la tenuta portafortuna delle finali, ma ultimamente il credito con la sorte è andato esaurendosi: pensiamo solo a Istanbul, ma anche all’ultima Intercontinentale di Tokyo). L’oscar delle maglie per la stagione 2005-2006 va alla Sampdoria. Una tenuta di un blu marino splendido, spezzata dalla solita fascia bianca attraversata dalle strisce rosse e nere. In mezzo al petto, lo scudetto bianco con croce rossa. I numeri finalmente grandi e visibili. E’ una casacca che rimanda indietro nel tempo, agli anni ’70, a dimostrazione che niente si inventa e tutto si ricicla. Fedele all’antica tradizione la maglia del Parma, ma a proposito di superstizione: da quando è stata riesumata, le cose per il club emiliano sono volte per il peggio. Il gialloblù dei tempi di Zola era stato più prodigo di soddisfazioni. Non male neppure la maglia del Cagliari, divisa nettamente in due, metà rossa e metà blu. Colori vivaci, intensi: niente a che vedere con certe brutture viste nel recente passato. Purtroppo per Cellino, questo campionato delle maglie è solo onorifico, e non dà punti in classifica. Viola pallido quello esibito dalla Fiorentina, che ha recuperato il giglio della città, dopo avere adoperato per stagioni intere l’esecrato fiore stilizzato. Il colore viola poi si presta a mille sfumature interpretazioni: negli anni ‘70 era di un pallore esangue, negli anni ’80 quasi più simile al rosa. Questo viola carico è più simile a quello della maglia degli anni ’50 e ’60. Ma la risposta alla domanda con la quale avevamo iniziato il nostro discorso? Ovvero: pensate che ai tifosi della Juventus importi qualcosa di vedere giocare i propri idoli con la divisa rossa? No. Finchè si vince. Qualora le cose cominciassero ad andare male però, anche la nuova maglia finirà dritta nell’inceneritore.

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