Internet e vendita di prodotti contraffatti

Internet è incolpata di traghettare le vendite di falsi in Italia. Almeno il 30% della merce venduta via Internet sarebbe contraffatta. E’ quanto emerge dalla ricerca realizzata dall’Istituto Piepoli e da Confcommercio sul fenomeno della contraffazione in Italia.Non è una grande novità: l’Italia è il primo paese produttore Ue di prodotti contraffatti (dati forniti da Confcommercio) al livello di Belize, Giamaica, Bolivia, Malesia e Ecuador.Le ripercussioni sono immediate: crescita dell’illegalità e della criminalità organizzata, quella che ha in mano il mercato internazionale della contraffazione, oltre che dell’evasione fiscale.Su internet difficilmente vi è la contraffazione nella vendita di prodotti presso i negozi online regolari, soggetti a verifiche e controlli puntuali. Le compravendite a rischio sono invece quelle che avvengono senza nessun tipo di controllo attraverso i portali di aste online.I dati dello studio mettono in evidenza che nell’ultimo anno il 16% di chi ha fatto acquisti online, ha comprato almeno un articolo contraffatto tra prodotti multimediali, abbigliamento e accessori einformatica. L’abbigliamento è il settore dove prevalentemente si acquista merce contraffatta (11%), dalle t-shirt alle camicie. Chi compra questa tipologia di prodotto è giovane, tra i 18 e i 24 anni, e prevalentemente di sesso femminile.Il dato è rilevante e lascia interdetti. Ma molto più sbalorditivo è la facilità con cui la gente acquista merce palesemente contraffatta attraverso le aste online. I “falsi” sono sotto gli occhi di tutti e non ci sono azioni specifiche di contrasto.     

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