Basta con i siti di notizie false e bufale: Facebook e Google li penalizzano

Finti servizi giornalistici con contenuti inventati e fasulli sui social network, come Twitter e Facebook, oramai generano più commenti e condivisioni di quelli con reali contenuti giornalistici basati su fatti e dati veri. Ce ne accorgiamo in Italia con la campagna referendaria sulla riforma costituzionale e se ne sono accorti da tempo gli americani, specie negli ultimi 3 anni della campagna elettorale americana.Sono numerosi gli osservatori convinti che la diffusione di notizie false tramite i motori di ricerca e i social network abbia condizionato in parte le elezioni, convincendo infine alcuni elettori a votare Trump a scapito di Hillary Clinton.

Secondo un articolo apparso sul sito di informazione Buzzfeed nel citato periodo i venti articoli più diffusi da media di qualità come New York Time, Whashington Post, Huffington Post o NBC News hanno generato 7,3 milioni di reazioni, condivisioni o commenti sui social network. Invece le prime 20 storie false da siti farlocchi e di finta informazione hanno generato 8,7 milioni di interazioni.Un dato che fa davvero riflettere. Pensiamo a come possa aver condizionato la finta notizia secondo cui Hillary Clinton avrebbe venduto armi all’Isis quand’era al dipartimento di Stato (789mila interazioni). Oppure il presunto scoop le sito Ending secondo il quale Papa Francesco avrebbe emesso una dichiarazione a sostegno della candidatura di Donald Trump (960mila interazioni). Ma l’elenco è davvero lungo.E da noi? Già dal 2015 c’è stato un considerevole aumento delle false testate giornalistiche. Parliamo di nomi di dominio che ingannano gli utenti per via del loro nome facilmente confondibile con le più famose testate giornalistiche (a volte cambia solo una lettera). Molte di questi si definiscono “satirici” anche se spesso niente hanno a che vedere con la “satira”.Il sito Bufale.net pubblica una lista aggiornata dei siti di ‘falsa informazione.

Ecco l’indirizzo che vi invito a visitare: http://www.bufale.net/home/the-black-list-la-lista-nera-del-web/

I social network continuano a rifiutarsi di agire in qualunque modo per aiutare i lettori a capire se si tratta di fonte attendibile e se si tratta di fatti infondati e inventati di sana pianta. Si giustificano affermando che non hanno responsabilità sui contenuti e ribadiscono che non sono dei vero e propri media.Google e Facebook hanno però annunciato di volerli penalizzare, in modo che non possano più lucrare con la pubblicità. Il colosso delle ricerche ha ora deciso di impedire di far visualizzare la gli annunci di AdSense sui siti di false notizie. E anche Facebook ha comunicato di voler impedire l’utilizzo di Facebook Audience Network per la pubblicità nei ‘famigerati’ siti.Mi raccomando, quanto leggete uno scoop su internet guardate attentamente se il nome le sito è esattamente quello di una testata giornalistica….seria!

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